Le conseguenze del caso Fassina

L’intervista che il responsabile Economia del Partito democratico, Stefano Fassina, ha rilasciato la scorsa settimana al Foglio a Claudio Cerasa ha generato un significativo dibattito non soltanto all’interno del Pd ma anche tra alcuni importanti commentatori del mondo del centrosinistra. Fassina, sul Foglio, ha spiegato cosa farebbe oggi il Pd se fosse al governo, e ha presentato il suo decalogo con i dieci comandamenti del Partito democratico. Il giorno dopo, sul Foglio, il coordinatore del dipartimento economico del Pd alla Camera, Francesco Boccia, ha risposto a Fassina.
13 AGO 20
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L’intervista che il responsabile Economia del Partito democratico, Stefano Fassina, ha rilasciato la scorsa settimana al Foglio a Claudio Cerasa ha generato un significativo dibattito non soltanto all’interno del Pd ma anche tra alcuni importanti commentatori del mondo del centrosinistra. Fassina, sul Foglio, ha spiegato cosa farebbe oggi il Pd se fosse al governo, e ha presentato il suo decalogo con i dieci comandamenti del Partito democratico. Il giorno dopo, sul Foglio, il coordinatore del dipartimento economico del Pd alla Camera, Francesco Boccia, ha risposto a Fassina, e alle sue idee neokeynesiane, con una lettera inviata al direttore di questo giornale in cui Boccia spiegava per quale ragione è anacronistico e sbagliato oggi “fare i Keynesiani con i soldi degli altri”.

Sento che le ricette per intervenire sulla cosiddetta economia reale (peccato che non venga mai epurata dalla finanza non più ancella dell’impresa) debbano essere tutte improntate su una nuova stagione keynesiana fatta da altri debiti. Bene, premesso che si può essere “keynesiani con i soldi degli altri” solo nei seminari e nelle interviste, forse, ma proprio forse, dovremmo chiederci: come si fa a ipotizzare altri debiti sapendo che il futuro dei giovani è stato già pesantemente e gravemente compromesso da chi ha fatto tanti debiti e pochi sacrifici negli ultimi trent’anni?

Sempre sul Foglio, ieri il senatore Enrico Morando e il membro della direzione del Pd Umberto Ranieri, montiani doc del Pd, hanno risposto ancora a Fassina rilanciando l’agenda Monti per il 2013 con una lunga lettera inviata a questo giornale.

Coerenza con l’operato del governo Monti non significa adesione acritica a ogni scelta compiuta, ma riconoscersi in un indirizzo strategico e negli obiettivi di fondo: salvare l’euro portando più avanti il processo di integrazione economica e politica dell’Eurozona, realizzare le riforme economiche e istituzionali di cui ha da tempo bisogno il nostro paese. Come ha notato Eugenio Scalfari (la Repubblica del 12 agosto), le stesse evidenti contraddizioni in cui cadono quanti nel Pd sostengono un diverso indirizzo, costituiscono la più convincente conferma che quello percorso da Monti sia il sentiero lungo il quale procedere. Saprà percorrerlo il Pd?

Domenica scorsa, invece, su Repubblica, è stato Eugenio Scalfari a commentare il decalogo fassiniano, e a riconoscere, dopo averlo assai criticato in passato, il buon senso delle proposte offerte dal responsabile Economia del Pd (salvo poi suggerire implicitamente a Bersani, nel finale del suo articolo, di lasciare nel 2013 campo libero a Monti anche nella formazione del prossimo governo).

L'intervista descrive il programma elettorale di quel partito che diventerà in caso di vittoria il programma di un governo di centrosinistra. È dunque altamente probabile che il contenuto di quell'intervista sia noto e approvato da Bersani visto che l'autore è il suo principale collaboratore. Tralascio i giudizi su Monti, positivi per quello che ha fatto di buono e negativi per i molti errori e la molta insensibilità sociale. Tralascio anche la dichiarazione che con le prossime elezioni ci sarà comunque la cessazione di governi affidati a tecnostrutture. Vengo al sodo. Fassina espone un decalogo del quale cinque punti sono destinati all'Europa e cinque all'Italia (…) Che dire? per quanto riguarda l'Europa il programma è esattamente quello della Merkel, salvo che lei vorrebbe esserne la promotrice e non Bersani. Per l'Italia è, grosso modo, il programma di Monti rinverdito con una forte dose di sensibilità sociale. Per la politica monetaria sembra ricopiata da quella di Draghi. Aggiungo: personalmente constato che Fassina ha adottato, direi riga per riga, le esortazioni e i suggerimenti più volte da me indicati in questi mesi. La cosa, dopo molte critiche rivoltemi dallo stesso Fassina, mi rallegra all'insegna del motto "meglio tardi che mai". Una sola osservazione: non credo che l'esponente del Pd possegga una sua bacchetta magica. E pertanto: lo Stato europeo da lui (e dalla Merkel) propugnato lo avremo tra cinque o dieci anni; l'unione bancaria tra un paio d'anni; la riforma dell'amministrazione italiana richiederà a dir poco una generazione. Nel frattempo e cioè nell'immediato che cosa farà il governo Bersani? Chiamerà Monti per proseguire tenendo conto del decalogo di Fassina? Casini ne sarà felice e anche noi.

Infine, sul Corriere della Sera di ieri, è stato uno degli ideologi del Pd, Michele Salvati, a tornare sul decalogo fassiniano e a commentare le proposte del giovane turco del Pd

E ho parlato di grandi leader perché il compito che devono affrontare, a Nord e a Sud, è di quelli che fanno tremare le vene ai polsi. L'ha capito anche Stefano Passino, che in un'intervista concessa al boario il 9 agosto parte proprio da qui. I primi quattro punti del suo decalogo riguardano infatti l'Europa (finalmente, ...nella «Carta di Intenti» dei Pd quasi non se ne parlava) e in sostanza richiedono proprio quel doppio scatto di leadership necessario per fare un passo in avanti serio in direzione di un'Europa federale. E se questo doppio scatto non avviene? Già facciamo una gran fatica noi a fare la nostra parte, figuriamoci se possiamo imporre alla Alcatel o a chi per lei di fare la sua. Ma se íl doppio scatto non avviene, possiamo sognarci che le correzioni che Passino, propone all'agenda Monti nella seconda parte del suo decalogo (alcune ragionevoli, altre meno, altre ancora poco comprensibili) facciano la benché minima differenza sui valori ai quali i mercati prestano attenzione, il debito e soprattutto la crescita: saremo sempre nella situazione di ristagno che ho descritto prima, tallonati dai mercati e ossessionati dagli spread.

Qui il testo dell’intervista. Qui invece l’editoriale del Foglio (e il post di Cerazade) su quali sono i rischi e le opportunità per il centrosinistra di diventare un partito ispirato alla tradizione neo-socialdemocratica, contrario all’agenda Monti. Che ne pensate?
Leggi Caro Fassina, we like Monti di Enrico Morando e di Umberto Ranieri